Napoli: Mare bianco a Mergellina, ecco le ipotesi dell’Arpac

Napoli: Mare bianco a Mergellina, ecco le ipotesi dell’Arpac

«Mare color del vino» è una espressione ricorrente nell’Iliade ed in altre opere di epoca classica, che ha poi ispirato nel 1973 anche il titolo di una raccolta di racconti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Più prosaicamente ieri a Napoli il mare di Mergellina è diventato color del latte. Una vasta distesa simile ad orzata nello spazio delimitato dal porticciolo turistico. Fenomeno tanto inquietante quanto appariscente, che ha prima incuriosito e poi allarmato i passanti, i quali lo hanno immortalato con foto e filmati. Il fiume biancastro proveniva da un canalone destinato a convogliare in mare le acque pluviali ed aveva una portata così imponente da allargarsi nel giro di alcune decine di minuti, a metà mattinata, in tutta l’area dello scalo riservato ai diportisti, a pochi metri dall’attracco degli aliscafi.

 L’Agenzia per la protezione ambientale della Campania ed il Comune di Napoli hanno effettuato una serie di controlli in cantieri e strutture produttive ubicate a monte dell’area interessata dallo sversamento, fino a viale Gramsci, senza per ora individuare i responsabili. I tecnici hanno compiuto un sopralluogo anche all’interno del cantiere della metropolitana. L’Arpac ha naturalmente effettuato un prelievo dell’acqua contaminata con l’obiettivo di stabilire, a seguito delle analisi, quale sostanza sia stata sversata in mare. «Serviranno – anticipa Gianni Improta, un dirigente dell’agenzia – uno o due giorni per ottenere i risultati dei campionamenti. Per ora possiamo solo avanzare qualche ipotesi sulla base dell’apparenza, della constatazione di quanto avvenuto. Potrebbe trattarsi di pitture non idrosolubili oppure di latte di calce che qualcuno ha illegalmente smaltito nei tombini piuttosto che secondo quanto previsto dalle normative». Le prime sono abitualmente utilizzate in moltissime attività, dall’edilizia alla cantieristica ed al rimessaggio delle imbarcazioni fino alle officine di riparazione delle auto. La calce ed i suoi derivati trovano largo impiego nei settori dell’edilizia e del restauro. Una volta che sarà stata stabilita con precisione la tipologia della sostanza inquinante, sarà forse anche più agevole risalire ai delinquenti i quali se ne sono liberati immettendola nei tombini. L’identificazione del prodotto, inoltre, aiuterà anche a capire quali e quanto gravi potranno essere gli effetti di sull’ecosistema marino.

Non è la prima volta, peraltro, che le acque del golfo si sono colorate di bianco per colpa dell’inquinamento. Quanto è accaduto ieri a Mergellina ha infatti un precedente nell’episodio che il Corriere del Mezzogiorno documentò il 30 aprile 2008 e che si verifico in un altro tratto del litorale, precisamente all’interno del molo Acton. Anche il quella circostanza il mare assunse la tonalità cromatica del latte all’interno di tutta l’area portuale che ospita prevalentemente i mezzi della Marina, della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza. Le analisi e gli accertamenti dell’Arpac evidenziarono che in quella occasione era stato proprio il latte di calce che aveva provocato il fenomeno e che era arrivato a mare attraverso i tombini e poi i canali di scolo destinati all’acqua piovana.

Quello dell’inquinamento da rifiuti speciali, in effetti, è un problema serio in mare non meno che sulla terraferma. Se ne parla meno rispetto alla questione degli scarichi fognari poco o mal depurati, ma gli effetti sull’ecosistema marino e sull’uomo possono essere ben più dannosi e protratti nel tempo. L’ecosistema marino riesce a depurarsi abbastanza speditamente dagli inquinanti di origine organica ed alla cessazione degli sversamenti fognari segue nel giro di poco tempo un rapido miglioramento della qualità delle acque. I danni arrecati dai prodotti chimici e di origine industriale immessi a mare si protraggono a lungo.

fonte:www.corriere.it